10947676_10204662199767222_2133309733_nQuesta settimana propongo nel mio blog una lunga eB approfondita B B intervista al Dott.Klaus Peter Biermann,infermiere epidemiologo e componente del Comitato per il controllo delle Infezioni ospedaliere dellabAzienda ospedaliero-universitaria Meyer di Firenze,B che ci raccontaB la suaB esperienzaB nell’ambito dei protocolli di IAA. InsiemeB rifletteremo suB come C(B possibile l’accessoB B eB B la presenza dei cani in ospedale, e quali sono i reali rischi igienici.B Il Dott.BiermannB da sempre amante degli animali, viveB in campagna con due caniB e due gatti.

Buona lettura Amici.

Francesca Mugnai

 

Secondo la sua esperienzaB quali sono i reali rischi igienici per lbintroduzione degli animali in strutture ospedaliere?

La sicurezza igienico-sanitaria nelle strutture ricettive sanitarie riveste da sempre un ruolo centrale nellborganizzazione e nellbofferta di cure e assistenza. Ne C( testimonianza il fatto che, prima di tutto in campo medico, piC9 tardi anche in quello infermieristico, sono nate specializzazioni e strutture interne ai nostri ospedali che si occupano proprio di questo aspetto.

Le infezioni ospedaliere, cioC( quellbinfezione che non era nC) presente nC) in incubazione al momento del ricovero in ospedale e che oggi preferiamo chiamare con la dizione binfezioni correlate a pratiche assistenzialib, perchC) meglio descrive il concetto, sono da sempre un problema di primaria importanza nellberogazione di assistenza sanitaria.

Lbindagine di prevalenza delle infezioni ospedaliere che lbEuropean Centre for Disease Prevention and Control di Stoccolma ha condotto negli ospedali europei durante il 2011 ha evidenziato il permanere di una criticitC nota (anche se ridotta rispetto ai risultati di simili indagini precedenti): a 6 su 100 persone che si rivolgono a noi per la soluzione di un loro problema di salute, procuriamo un problema che non avevano, cioC( unbinfezione che contraggono durante il loro ricovero nei nostri ospedali.

Le evidenze scientifiche internazionali ci confermano che C( impossibile eliminare completamente il rischio delle infezioni ospedaliere, la disciplina della gestione del rischio clinico, che sembra, ma non C( unbinvenzione dei nostri tempi ci insegna a gestire il rischio in termini di riduzione dello stesso al minimo accettabile. Per fare un esempio, voglio ricordare IgnC!c Semmelweis, quel medico ungherese che nel 1847 dimostrC2 che era sufficiente eseguire una corretta igiene delle mani per ridurre piC9 del 50% i decessi per febbre puerperale fra le donne partorienti ricoverate in ostetricia dellbAllgemeines Krankenhaus a Vienna.

Ma il problema C( un altro, dobbiamo garantire alla persona ricoverata, oltreB alla soluzione del suo problema di salute in termini di guarigione o gestione della cronicitC , sicurezza e comfort, ancheB la possibilitC B di sperimentare B benessere psichico. I benefici legati allbintroduzione di animali nelle strutture ospedaliere sono ormai avvallati da un corpo di evidenze scientifiche, in parte B ancora limitato ma in costante accrescimento. Il nostro Ospedale con il progetto di IAA condotto daB piC9 di 10 anni dalla AssociazioneB B Antropozoa, rappresenta ancora una unicitC . Questi interventiB si esprimono, per esempio, come efficaci misure contro la depressione reattiva, lbansia, la solitudine, spesso componenti dellbillness behaviour in occasione di unbospedalizzazione, facilitano la qualitC percepita della salute e concorrono alla distrazione dal dolore.

La Delibera della Giunta Regionale della Toscana n. 1233 del 22/12/2014 che crea le condizioni per lbaccesso di cosiddetti animali dbaffezione nelle strutture ospedaliere si basa su una serie di normative in materia che partano dal lontano – ormai parliamo di 60 anni! b come per esempio il DPR n. 320 del 1954 (Regolamento di polizia veterinaria), normative che prevedevano giC allora lbaccesso di animali nei luoghi pubblici.

“Questa delibera C( un enorme e coraggioso passo in avanti perchC) aggiunge un potenziale non indifferente allbapproccio olistico del concetto di caring, del prendersi cura della persona, e cioC(, il possibile ricorso al rapporto uomo-animale come intervento benefico nel processo di ristabilire lb bomeostasib psico-fisica disturbata dallbospedalizzazione.” Certo, mentre interventiB gliB interventi assistiti B con gli animali,B si svolgono in condizioni bprotetteb (la coppia uomo-animale ha condiviso uno specifico percorso formativo che abilita entrambi a svolgere questbattivitC , lbanimale C( sotto costante controllo medico-veterinario, gli interventi sono mirati e circostanziati, lbuomo C( perfettamente in grado di interpretare il comportamento del suo partner animale, ecc.), non si puC2 affermare che fare visitare la persona ricoverata dal bsuob animale sia cosa identica. Le condizioni bperfetteb citate per la pet therapy non sono a priori garantite in questo caso e ciC2 puC2 creare problemi di realizzazione della visita, poichC) non possiamo assolutamente prescindere dal dovere di garantire la sicurezza e lbincolumitC delle persone presenti in ospedale.

Oltre ai rischi legati a comportamenti indesiderati, non ben governati, esistono i rischi di natura infettiva. La medicina accademica attribuisce allbanimale il ruolo di vettore, cioC( di colui capace di trasmettere non soltanto zoonosi diffusibili anche fra gli umani ma anche di microrganismi patogeni per lbuomo.

Quali sono le malattie che un animale puC2 trasmettere ai bambini?

Lbanimale di compagnia, dbaffezione, lbanimale che vive con noi nelle nostre case difficilmente trasmette malattie se i suoi uomini sono persone responsabili e hanno cura di loro come hanno cura di se stessi.

CiC2 premesso, vediamo, in via teorica e seguendo lbinsegnamento della medicina accademica, quali sono malattie potenzialmente trasmissibili attraverso animali. Ci sono le infezioni batteriche che si possono manifestare a livello dellbapparato gastro-intestinale (Salmonella, Campylobacter, Escherichia coli, Clostridium difficile, Ciardia, ecc.), funghi ed ectoparassiti che provocano manifestazioni dermatologiche (dermatofiti, pulci, zecche, acari, ecc.) ed endoparassiti con il loro quadro clinico complesso (ascaridi,anchilostomi, tenie, ecc.).

Con i veterinari si potrebbe aprire unbaccesa discussione su questo, e a ragione! Per renderla ancora piC9 interessante, aggiungiamo anche la rabbia allbelenco delle malattie trasmissibili.

Ripeto, proprio in funzione della solidarietC reciproca anche in termini di salute escluderei la possibilitC che lbanimale che vive con noi possa trasmettere queste malattie.

 

Quali sono i punti di forza e le criticitC dei protocolli delle aziende?

I nostri protocolli e le nostre procedure aziendali hanno spesso (ancora) il dilemma di presentarsi come elaborato complesso, persino prolisso e fin troppo bburocraticob e finiscono regolarmente di essere ignorati proprio da coloro ai quali erano destinati.

Non voglio essere frainteso: in un momento storico del nostro aggiornamento professionale era assolutamente necessario abituarsi alla stesura di questi documenti e seguire un modello che era quello della certificazione ISO9001, ci ha aiutato e ci ha fatto crescere.

Ora bisogna trasformarli in vero e propri attrezzi di lavoro quotidiano per fare sC, che non rimangano carta e diventino strumenti per la realizzazione corretta e completa delle attivitC che vogliamo svolgere.

Ed C( proprio questo il punto di forza: questi documenti ci permettono di svolgere gli interventi assititi con animali in tutti i settings assistenziali, persino nella rianimazione o in oncoematologia, e ci permettono anche la vista del proprio animale alla persona ricoverata.
C importante che il personale sia formato a questbattivitC ?

La formazione del personale C( una condicio sine qua non, soprattutto se vogliamo realizzare in sicurezza ciC2 che ci propone la delibera della Regione Toscana e che gli americani chiamano bpersonal pet visitationb.

Deve essere una formazione molto articolata, che combina momenti di apprendimento teorico in aula con esercitazioni pratiche sul campo ed eventi periodici di re-training e aggiornamento.

Eb importante che le persone arruolate in questi corsi siano operatori sanitari volontari, capaci di gestire un rapporto uomo-animale e che i corsi trattino alcuni argomenti principali come la normativa sulla tutela degli animali dbaffezione, la diffusione ospedaliera delle patologie trasmissibili tra animale ed essere umano, gli aspetti psicologici e comportamentali del personal pet visiting, elementi di salute olistica degli animali e comunicazione non verbale.

Secondo la sua esperienza perchC) cbC) ancora cosC, tanta resistenza psicologica e culturale B nellbaccettare gli animali nelle strutture sanitarie?

Allbinizio della nostra intervista abbiamo parlato della sicurezza igienico-sanitaria che dobbiamo garantire ai nostri assistiti e come lbintroduzione di animali potrebbe costituire un problema in termini di un aumento del tasso di infezioni ospedaliere se non avviene rispettando certi criteri.

In effetti, la condivisibile preoccupazione dei responsabili sanitari al momento della decisione pro o contra gli animali dbaffezione nei loro ospedali C( proprio questa. Piuttosto che rischiare in una situazione di incertezza, soprattutto normativa, e di evidenza scientifica non ancora abbastanza robusta rinunciano ad attivitC che non sono obbligati a svolgere, accettando cosC, di ostacolare la realizzazione di interventi assistiti con gli animali della cui efficacia potrebbero essere, forse, anche personalmente convinti.

Non occorre coraggio (o almeno non al momento della decisione, perchC) se cbC(, non nuoce e serve sicuramente per la realizzazione di attivitC assistite con animali negli ospedali che spesso incontra opposizione e anche ostruzionismo) ma una pratica rigorosamente basata su evidenze scientifiche.

Il Center for Disease Control and Prevention di Atlanta negli Stati Uniti, altra istituzione di importante riferimento per i sanitari, nellbormai lontano 2003 ha pubblicato le Linee Guida per il controllo ambientale delle infezioni nelle strutture sanitarie. Queste Linee Guida dedicano un intero capitolo agli animali sotto tutti gli aspetti, dagli animali da laboratorio fino agli animali impiegati nelle attivitC assistite.

Le Linee Guida ci forniscono braccomandazionib che ci aiutano a svolgere correttamente e in sicurezza il lavoro come sanitario. Ebbene, le raccomandazioni per la presenza di animali nelle strutture di ricovero sono di una semplicitC disarmante; il loro rispetto diminuisce al minimo il rischio igienico per lbintroduzione degli animali a quattro zampe.

La nostra ormai piC9 che decennale esperienza con la presenza di animali persino nelle stanze di degenza nelle situazioni piC9 delicate, ci permette di affermare che nel pieno rispetto delle raccomandazioni delle Linee Guida citate possiamo minimizzare al massimo il rischio e svolgere queste attivitC in assoluta sicurezza.

Non abbiamo mai avuto episodi dannosi ricollegabili alla presenza di animali nella nostra struttura.

 

In altri paesi come C) la situazione?

Nel continente nord-americano possiamo trovare una notevole attivitC in materia di attivitC assistite con animali, molti stati hanno formulato regole proprie. Nel 2008 lbAmerican Journal of Infection Control ha pubblicato delle Linee Guida specifiche per gli interventi assistiti con animali nelle strutture sanitarie. Possiamo dire che le esperienze fatte nellbAmerica settentrionale hanno sicuramente facilitato lbimplementazione delle attivitC assistite con animali nel mondo anglosassone in generale.

LbEuropa si sta mettendo alla pari: C( sufficiente consultare lbelenco dei membri dellbInternational Association of Human-Animal Interaction Organizations per accorgersi che qualche cosa si sta muovendo anche qui.

La delibera della Regione Toscana in questo promette di diventare un apriporta al di lC dei confini regionali.

 

 

 

 

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