di Francesca Mugnai
Viviamo in unb epoca in cui il confine tra vita reale e digitale si C( fatto sempre piC9 sottile, labile. Per gli adolescenti i social media rappresentano non solo un mezzo di comunicazione, ma anche un ambiente di crescita, di costruzione della propria identitC e di confronto con gli altri; non unb opportunitC , ma una parte cospicua della loro vita. Sempre piC9 spesso li vediamo insieme, in comitiva, ognuno col proprio cellulare in mano, un insieme di corpi vicini che comunicano a distanza.
Quanti genitori si rivolgono a me per lamentarsi che i propri figli non chiedono piC9 di uscire di casa, di vedersi coi loro coetanei! Si accontentano di un messaggino virtuale.
La preoccupazione C( condivisibile anche perchC), ormai C( chiaro, lb uso intensivo dei social puC2 avere ripercussioni sulla salute mentale, favorendo dipendenze, insicurezze e ansia sociale, e deprivazione.
Quando il virtuale prende il sopravvento
La dipendenza dai social media si manifesta con il bisogno compulsivo di controllare notifiche, post e messaggi, spesso a discapito di altre attivitC fondamentali come lo studio, il sonno e le interazioni faccia a faccia. Il meccanismo della gratificazione immediata, alimentato dai like e dai commenti, stimola il rilascio di dopamina nel cervello, generando un circolo vizioso simile a quello delle dipendenze tradizionali.
E non colpisce solo i piC9 giovani. Molti genitori a loro volta si trattengono per molte ore sulla rete, diventando in qualche modo compagni dei loro figli.
Come capire che cb C( qualcosa che non va, che hanno (o abbiamo) superato quel limite di curiositC e connessione b naturalib e si rischia la dipendenza lb eccessiva distanza dalla realtC quotidiana? Quando hanno difficoltC a staccarsi dai social, anche in situazioni sociali ricreative o scolastiche. Quando il non avere accesso al cellulare o alla rete internet provoca rabbia e ansia. Quando si riduce lb interesse per attivitC come lo sport o stare con gli amici o uscire di casa preferendo gli b scrollb sul cellulare.
Il confronto sociale e lb autostima: il filtro della perfezione
Nei social, le vite degli altri appaiono sempre perfette: fisici meravigliosi, vacanze da sogno, amicizie apparentemente idilliache, insomma situazioni perfette. Questo confronto costante puC2 ferire profondamente lb autostima degli adolescenti, portandoli a sentirsi inadeguati strani rispetto a standard irraggiungibili. Questo puC2 provocare degli effetti a catena, a partire dallb insoddisfazione nella propria fisicitC , a vedere difetti dove non ci sono, che sicuramente C( parte della crescita e del dubbio esistenziale di ogni adolescente a non accettarsi.
Ansia da online: la paura di b non essercib
Cb C( un fenomeno legato allb uso sbagliato ed eccessivo dei social: il cosiddetto FOMO (Fear of Missing Out), ovvero la paura di essere esclusi da eventi, conversazioni o tendenze, eventi. Di non esserci e non avere il controllo di ciC2 che avviene sul virtuale e che C( collegato alla vita. E poi cb C( la paura da commenti negativi, di odio, di hater. Per non parlare del cyberbullismo, che merita un approfondimento a parte.
Questo puC2 portare a una costante ipervigilanza sui social, con un aumento dellb ansia e della difficoltC a concentrarsi su attivitC quotidiane. E allo stesso tempo amplificare il senso di insicurezza e isolamento, di paura di non essere visto.
Il potere terapeutico del contatto con la natura
Se il digitale puC2 rappresentare una fonte di stress, la natura offre un potente antidoto. Studi dimostrano che trascorrere del tempo allb aria aperta riduce i livelli di cortisolo (lb ormone dello stress), migliora la concentrazione e favorisce un senso di benessere generale. La natura infatti non giudica e permette la sosta da se stessi.
Incoraggiare gli adolescenti a riscoprire il contatto con la natura attraverso attivitC come escursioni, sport allb aria aperta o semplici passeggiate nel verde con i loro animali domestici puC2 aiutarli a riequilibrare il loro rapporto con i social e con sC) stessi. Il legame con lb ambiente naturale offre una pausa rigenerante dallo schermo e permette di riscoprire il valore delle esperienze reali. In qualche modo ci ricongiunge con parti vere e leggere di noi stesse anche divertenti e vitali.
Non demoni, ma strumenti da gestire
Diciamolo chiaramente: i social non sono il male assoluto. Sono utili, sono importanti, non possono essere negati nC) evitati, ne denigrati. Ma C( essenziale sviluppare b prima di tutto noi adulti, a cui i giovani si ispirano – un uso consapevole e bilanciato. Educare gli adolescenti allb autoregolazione digitale, promuovere momenti di disconnessione e incentivare esperienze reali, soprattutto a contatto con la natura, puC2 fare la differenza nella loro salute mentale, migliorando il rapporto con loro. Come afferma lo psicoterapeuta Matteo Lancini b si C( creata una societC in cui non si possono esprimere le emozioni, dove i giovani devono rispondere alle aspettative di genitori e insegnanti senza poter essere sC) stessib . Il tema C( se davvero siamo in grado di capire che questa societC lb abbiamo creata noi e la stiamo alimentando noi ogni giorno. Responsabilmente siamo chiamati, come genitori, educatori e professionisti, a guidare le nuove generazioni verso un rapporto equilibrato con la tecnologia, affinchC) possano utilizzarla come strumento di crescita senza esserne sopraffatti.
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